Ciao, Alda.
Un’antica ombra o una nuova luce?
2 11 2009Commenti : 11 Commenti »
Categorie : Senza Categoria
Ode alla cucina con vista
19 10 2009
Carissimi,
troppi giorni sono passati senza farvi avere mie notizie. Qualcuno addirittura temeva il peggio.
Sono viva e vegeta, sto benissimo. Sono indenne da influenza A-B-C, il mio fisico e pure i miei capelli hanno retto anche all’ondata di freddo glaciale.
E soprattutto, sono sopravvisuta alla visita dei miei genitori - con relativa convivenza – per la bellezza di una settimana (UNA S-E-T-T-I-M-A-N-A).
Scena: Interno di un bilocale graziosissimo (sono di parte, eh!).
Io: Ma allora che ne dite della casa?
Papà: Bella, è fine, si vede che è stata studiata con gusto. Ci sono due o tre ritocchi da fare, non ti preoccupare, mi sono portato la cassetta degli attrezzi…. ci penso io!!
Mia mamma: Ehm…. è moderna!
Io: Cioè?! Vorrei qualche dettaglio in più.
Mia mamma: Sì, insomma… è bella….. ma la cucina a vista……
Eccoci. Siamo al tasto dolente: LA CUCINA A VISTA.

Piccolo passo indietro. Per rendere più accogliente la zona a giorno, ho optato per una soluzione open-space. Mi piace l’idea di cucinare mentre intrattengo gli ospiti, credo che sia più funzionale per la padrona di casa (ovvero me medesima) e per i succitati ospiti che così si sentono partecipi e a loro agio.
Anche perchè in un appartamento di 50 mq non credo che darò mai cene formali in abito da sera.
Niente, una settimana di dissertazioni, e mia mamma ancora non ha accettato l’idea. Pazienza, me ne farò una ragione (in realtà me la sono fatta da un bel pezzo).
Morale della favola: mio padre ha aggiustato le cosette ancora in sospeso, mi ha comprato e trapiantato un bonsai (vediamo quanto dura), mentre mia mamma non è riuscita assolutamente a capire a quali luci corrispondevano i vari interruttori.

Però è stata una bella settimana, ricca di incontri, di relax familiare sul divano a vedere “Guerre stellari”, di momenti di confronto e non – come temevo – di scontro.
Eh sì…. sono davvero cresciuta.
Vi allego le foto che la mia archi-tetta ha fatto per poi pubblicarle su un portale di architettura d’interni….. Come vedete, molto più artistiche di quello che avevo fatto io!
Corridoio, particolare.
La doccia di stelle.

Fuoco e stelle (cameretta vs. bagno)


Commenti : 22 Commenti »
Categorie : Senza Categoria
Ho perso le parole
1 10 2009…eppure ce le avevo qua, un attimo fa…..
Ma no, dai, scherzavo!! Figurarsi se una come me, con tremila pensieri al minuto, riesce a farsi venire un blocco neuronale!
Ho passato gli ultimi giorni a leggere di voi, qualcuno mi ha fatto sorridere, qualcun altro riflettere, un’altra, come Diemme, mi ha fatto prendere un colpo. Tant’è. Il bello di essere uno, nessuno, centomila.
Oggi è il primo ottobre, tra meno di un mese io e lui festeggeremo i nostri primi 18 mesi insieme. Certo, a pensarci il tempo mi sembra sia volato. D’altro lato rifletto su quanto ancora ne debba passare prima che si realizzi il nostro sogno di avere più spazio per noi e per i nostri desideri.
Oggi è un mordi e fuggi bellissimo e avvilente, un incontrarsi di anime a metà settimana, una cena cucinata con amore e non per dovere, una bottiglia di vino aperta e lasciata lì per la prossima occasione.
Oggi è il weekend vissuto di corsa, tra impegni familiari, la spesa da fare, le risate del bambino, tanta gente intorno e per noi solo il tempo del sabato sera. Poi l’autobus dell’alba alle 6.30, il ritorno alle rispettive incombenze lavorative, e ricomincia la giostra.
Quante volte vi ho scritto delle mie paure, della mia ansia, della mia solitudine? Ebbene, queste cose ci sono sempre. Ma allo stesso tempo c’è ancora la voglia di stare insieme, il batticuore dell’attesa, il desiderio di essere abbracciata come solo lui sa fare.
E allora resto sulla giostra, mi stringo più che posso al mio cavallino, sperando che prima o poi non mi giri la testa così tanto da dover scendere.
Commenti : 20 Commenti »
Categorie : Senza Categoria
Proprietà privata
24 09 2009
Avviso: post altamente depressivo.
A parte che, se dovessi rinascere di nuovo, farei di tutto per diventare notaio….
Ho firmato l’atto di acquisto di casa. Fino a quel momento ero un’adorabile abusiva. Ieri ho fatto il salto di qualità, sono diventata – come si suol dire – un buon partito. Sono la proprietaria di un gioeillo in miniatura e di un mutuo quindicennale. Vabbè…. Nel giro di un’ora la simpatica notaia napoletana presso cui ho firmato avrà chiuso almeno 3 atti, per un totale di… – euro più, euro meno – pressappoco 10.000 euro. Cioè, in una giornata intera, se fossi stata lei, me ne sarei potute comprare 3 di case. Ovviamente senza mutuo quindicennale, tutto in contanti, così, sull’unghia fresca di french manicure. Azz…..
Tragicomica avventura per tornare a casa, tra strade interrotte e deviazioni in superstrada. Nel frattempo mi sento alleggerita di un sacco di soldi “veri”, appesantita di debiti “virtuali”, indecisa sulla direzione da prendere sia in senso letterale sia in senso metaforico.
Ho fatto tante scelte, senza poter avere il supporto dei miei genitori, che per motivi legati alla lontananza non hanno concordato con la ditta il progetto, non hanno visitato con me il cantiere, non mi hanno aiutata se non economicamente nell’acquisto dei mobili, non hanno ancora scoperto casa mia se non dalle foto. Dovrebbero venire, ma rimandano ogni volta la partenza. Ho paura di deluderli, ho paura che pensino che ho speso male i loro soldi, ho paura di non essere apprezzata, una volta di più.
E poi, quella che era una mia paura è diventata realtà. Ieri, che doveva essere un giorno felice per me, si è concluso amaramente. Per il peso delle responsabilità future, certo, ma anche perchè la mia casa dei sogni si è materializzata nella sua essenza. Ovvero, nel suo essere un ostacolo. Un ostacolo per la mia vita di coppia. Perchè se non ci fosse stata, probabilmente io già mi sarei trasferita da lui, lui che non verrà mai a stare da me. Perchè io ora ho questo impegno, bello ma gravoso, e non posso più lasciare tutto per scappare da lui, lui che scappa da me quando può, se può.
E mi sono sentita un’ingrata, pensando a tutti i sacrifici fatti dai miei per accontentare questo mio desiderio, che è e resterà vissuto a metà. Ad intermittenza. Di corsa. Come se fuori dalla porta ci fosse un divieto di sosta.
Così, invece di festeggiare la mia proprietà privata stappando un prosecco che giace, acquistato per l’occasione, da tempo nel mio frigo, mi sono ritrovata nella mia modernissima casa show-room a bere le mie lacrime. Ovviamente sola.
Commenti : 35 Commenti »
Categorie : Senza Categoria
Incubus
17 09 2009
Stamattina proprio non riesco a riprendermi. Dormo così bene nel mio letto viola che era da un bel po’ che non facevo uno dei miei sogni deliranti.
Invece stamattina mi sono svegliata con dentro agli occhi ancora delle immagine alquanto strane e mi sono detta: “devo assolutamente scriverci un post”. Chissà che qualcuno dei miei autorevoli lettori non riesca a darmene un’interpretazione.
Allora, la location: amena cittadina turistica in riva al mare, tipo Otranto, ma non era Otranto, io lo so per certo. Viuzze, negozietti di souvenir, tendoni arancioni dei bar. Passeggio con mia mamma, tutto sommato ho una bella sensazione.
Entriamo in un ristorantino, che poi si rivela un gigantesco hotel con sala conferenze. E, orrore degli orrori, è in pieno svolgimento la convention mondiale del Popolo delle Libertà. Ci troviamo incastrate in questo salone con gente che batte le mani fino a scorticarsi la pelle, quarantenni impomatati ed incravattati con al seguito famigliole-mulino-bianco.
Urge scappare, ma la porta principale è chiusa, sbarrata. Unica via di fuga: le porte-finestre dietro ai tavolini imbanditi. Trascino mia mamma verso la salvezza, calpestando “azzurri” a più non posso, scavalchiamo le fioriere e finalmente siamo all’aria aperta. Ma davanti a noi una salita ripida e sterrata. “Vado avanti io e poi ti aiuto a salire” dico a mia mamma. Lascio la sua mano e comincio ad arrampicarmi, a salire, salire, mi inerpico su una scala di ferro e poi ancora su, fino a trovarmi nella torretta di una gru (?!), da cui è praticamente impossibile scendere. Guardo le case, i tetti, capisco che per salvarmi dovrei chiamare forse i pompieri, la protezione civile, l’aviazione, oppure King Kong. Ma dato che non sono bionda preferisco non rischiare e rimango lì.
In questo sogno terribile la cosa che mi ha spaventata – chevelodicoafare – è ovviamente la concentrazione di azzurri schiamazzanti, molto di più che le vertiginose altezze raggiunte nella mia spasmodica fuga.
Ora, saltando eterea di palo in frasca, anche se non c’azzecca niente, l’occasione è gradita per comunicarvi che ho candidato questo mio post al Macchianera Blog Awards…. inoltre ho dato le mie preferenze anche a molti dei vostri blog, ma siccome il voto è ancora (per il momento) segreto non dirò a quali, nemmeno sotto tortura.

Se voleste ricambiare la cortesia, potete cliccare qui.
Commenti : 8 Commenti »
Categorie : Senza Categoria

Commenti Recenti