Carnevale…. “Carnem levare”…. retaggio del cattolicesimo medievale, festa pagana prima della Quaresima, durante cui si doveva, appunto, fare astinenza dal mangiare (…) la carne.
Oggi è Carnevale, in questa mia nuova città non è un evento particolarmente sentito, sfilano quattro carri spelacchiati ed improbabili maschere “fai-da-te”. Solo lo stomaco si accorge della pseudo festività, riempito di ravioli dolci (conditi con sugo di carne o con zucchero e cannella), di castagnole e frappe.
Non posso che andare indietro con il pensiero, ai miei Carnevali infantili…. i costumi splendidi che mi cuciva il mio papà, tutti immortalati in bellissime foto. Il pranzo a base di polpette al sugo (tipico pranzo carnacialesco gallipolino) consumato in fretta, poi il trucco accurato che ci faceva mamma, la vestizione con strati e strati di maglie (non so perchè ma a Carnevale a Gallipoli faceva sempre un freddo bestiale), e poi finalmente si potevano indossare quesi costumi fantastici: diavoletto, farfallina, fatina, brasiliana, pierrot, domino… quante cose sono stata e quante ne vorrei essere adesso.
Sogni colorati, invasi da coriandoli e stelle filanti, in cui guardavo sfilare davanti a me carri allegorici altissimi e bizzarri, gruppi mascherati danzanti e spiritosi… a volte anche i miei si travestivano, e quelli sono stati forse i miei Carnevali più belli, adulti e piccini accumunati dalla voglia di evadere per un pomeriggio alla quotidianità, e fingere di essere uno sceicco, una dama dell’800, un cowboy.
Darei qualunque cosa per rivivere quei momenti. So solo che ora come ora il Carnevale mi mette una tristezza infinita.
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