
Vignetta tratta da: http://www.vitaquotidiana.com/index.php/vita-quotidiana/essere-precario-oggi/
Oggi mi va di parlare di padri separati e di precariato.
Ma come? Direte voi….. cosa c’entra una cosa con l’altra? C’entra, c’entra……..
Ieri sera ero in un locale a mangiare una pizza con il mio compagno e con suo figlio. Vi dico solo che questo bimbo di 5 anni si chiama Salvatore, ed ebbene sì…in nomen omen……Lui mi ha salvata. Se è vero che amo furiosamente suo padre, ho una passione insana per questo bimbo che è diventata una delle mie ragioni di vita. Con lui si gioca, si parla, si litiga pure, ma quando lui mette la sua mano nella mia mentre camminiamo….o mi poggia la testa sulle spalle prima di addormentarsi….. beh, sono i momenti che mi fanno sentire viva, capace di amare, capace di dare.
Con lui ho scoperto le mie potenzialità di madre, che devo dire sono particolarmente spiccate, anche se poi nei fatti tendo – ovviamente – a pormi più come un’amica, come una sorella maggiore.
Ma non divaghiamo.
Dicevo, qualche tavolo più in là c’era un padre con un figlio. Nota bene: il padre era sprovvisto di fede. Il ragazzo avrà avuto circa 10-11 anni. Mangiavano in silenzio, senza dirsi una parola. Mi sono subito fatta il seguente film mentale: quello era un padre separato che nella sera in cui gli spettava l’affidamento del figlio lo aveva portato fuori. Ma erano due persone tristi. Chissà quante cose avrebbe voluto sapere quel padre, della scuola, dello sport, degli amici del figlio…Però non chiedeva, ed il ragazzo non raccontava. Un padre precario, un figlio silenzioso.
Qualche tavolo più in là, noi tre. Salvatore che ride, fa casino, e noi che cercando di soffocare i (nostri) sorrisi gli chiediamo di fare piano e di non disturbare gli altri. Niente da fare. Un ciclone, un piccolo tsunami di allegria e confusione. Mi sono chiesta cosa ci rendesse così diversi da quell’altro padre, da quell’altro figlio. Forse l’età, forse i tempi ed i modi della separazione dei genitori, forse il carattere. Oppure il fattore X: io. Che di precariato me ne intendo.
Ecco, siamo arrivati al secondo punto. Ieri sono andata a visionare i lavori della mia nuova casa, che tra un mesetto (cantiere permettendo) sarà pronta. Bellissima, fantastica, a mia immagine e somiglianza. E come sapete, la coccolo nei miei pensieri da più di un anno, e non vedo l’ora di farne il mio nido (vedi due post fa).
Ho già un abbozzo di famiglia, che pur non essendo stata creata da me, ho deciso di adottare (o forse è lei che ha adottato me?!).
E poi? Ta-dà…..il dramma, l’apocalisse, l’epilogo spaventoso:oggi scade il mio contratto a tempo determinato. Dopo quasi 10 anni di onorevole lavoro presso un Ente pubblico, causa un inaspettato cappotto elettorale, il nuovo presidente (di destra), senza neppure conoscerci, senza neppure aver avuto modo di valutare i nostri meriti di servizio, senza neppure guardarci in faccia, nonostante l’esistenza di un’adeguata copertura finanziaria……ha brutalmente deciso di non prorogare i contratti di una quaratina di colleghi, precari come me. Padri di famiglia, donne con figli piccoli, persone che in questi anni hanno contratto mutui, etc.
Da domani tutti disoccupati. Da domani con tanto tempo libero per dedicarci ai nostri hobby e allo shopping (in senso ironico eh?!). Nulla hanno potuto i sindacati, o i dirigenti per cui abbiamo sempre lavorato – oltre l’orario di servizio, no ferie, no straordinario pagato, facendo vincere al nostro Ente concorsi nazionali per l’innovazione, la comunicazione, l’originalità.
Puff!! Tutto scomparso, dieci anni nel gabinetto. Per una sorda, incomprensibile, ripicca politica che altro non è, ai nostri occhi, solo mera cattiveria.
Da domani sarò disoccupata. Da domani avrò più tempo da dedicare a Salvatore, e per seguire i lavori della mia nuova casa. Ma il mutuo come lo pagherò, ehhhhhhhhhhhhhhhhh????????????????

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