Padri (e) precari

30 06 2009

Vignetta tratta da: http://www.vitaquotidiana.com/index.php/vita-quotidiana/essere-precario-oggi/

Oggi mi va di parlare di padri separati e di precariato.

Ma come? Direte voi….. cosa c’entra una cosa con l’altra? C’entra, c’entra……..

Ieri sera ero in un locale a mangiare una pizza con il mio compagno e con suo figlio. Vi dico solo che questo bimbo di 5 anni si chiama Salvatore, ed ebbene sì…in nomen omen……Lui mi ha salvata. Se è vero che amo furiosamente suo padre, ho una passione insana per questo bimbo che è diventata una delle mie ragioni di vita. Con lui si gioca, si parla, si litiga pure, ma quando lui mette la sua mano nella mia mentre camminiamo….o mi poggia la testa sulle spalle prima di addormentarsi….. beh, sono i momenti che mi fanno sentire viva, capace di amare, capace di dare.

Con lui ho scoperto le mie potenzialità di madre, che devo dire sono particolarmente spiccate, anche se poi nei fatti tendo – ovviamente – a pormi più come un’amica, come una sorella maggiore.

Ma non divaghiamo.

Dicevo, qualche tavolo più in là c’era un padre con un figlio. Nota bene: il padre era sprovvisto di fede. Il ragazzo avrà avuto circa 10-11 anni. Mangiavano in silenzio, senza dirsi una parola. Mi sono subito fatta il seguente film mentale: quello era un padre separato che nella sera in cui gli spettava l’affidamento del figlio lo aveva portato fuori. Ma erano due persone tristi. Chissà quante cose avrebbe voluto sapere quel padre, della scuola, dello sport, degli amici del figlio…Però non chiedeva, ed il ragazzo non raccontava. Un padre precario, un figlio silenzioso.

Qualche tavolo più in là, noi tre. Salvatore che ride, fa casino, e noi che cercando di soffocare i (nostri) sorrisi gli chiediamo di fare piano e di non disturbare gli altri. Niente da fare. Un ciclone, un piccolo tsunami di allegria e  confusione. Mi sono chiesta cosa ci rendesse così diversi da quell’altro padre, da quell’altro figlio. Forse l’età, forse i tempi ed i modi della separazione dei genitori, forse il carattere. Oppure il fattore X: io. Che di precariato me ne intendo.

Ecco, siamo arrivati al secondo punto. Ieri sono andata a visionare i lavori della mia nuova casa, che tra un mesetto (cantiere permettendo) sarà pronta. Bellissima, fantastica, a mia immagine e somiglianza. E come sapete, la coccolo nei miei pensieri da più di un anno, e non vedo l’ora di farne il mio nido (vedi due post fa).

Ho già un abbozzo di famiglia, che pur non essendo stata creata da me, ho deciso di adottare (o forse è lei che ha adottato me?!).

E poi? Ta-dà…..il dramma, l’apocalisse, l’epilogo spaventoso:oggi scade il mio contratto a tempo determinato. Dopo quasi 10 anni di onorevole lavoro presso un Ente pubblico, causa un inaspettato cappotto elettorale, il nuovo presidente (di destra), senza neppure conoscerci, senza neppure aver avuto modo di valutare i nostri meriti di servizio, senza neppure guardarci in faccia, nonostante l’esistenza di un’adeguata copertura finanziaria……ha brutalmente deciso di non prorogare i contratti di una quaratina di colleghi, precari come me. Padri di famiglia, donne con figli piccoli, persone che in questi anni hanno contratto mutui, etc.

Da domani tutti disoccupati. Da domani con tanto tempo libero per dedicarci ai nostri hobby e allo shopping (in senso ironico eh?!). Nulla hanno potuto i sindacati, o i dirigenti per cui abbiamo sempre lavorato – oltre l’orario di servizio, no ferie, no straordinario pagato, facendo vincere al nostro Ente concorsi nazionali per l’innovazione, la comunicazione, l’originalità.

Puff!! Tutto scomparso, dieci anni nel gabinetto. Per una sorda, incomprensibile, ripicca politica che altro non è, ai nostri occhi, solo mera cattiveria.

Da domani sarò disoccupata. Da domani avrò più tempo da dedicare a Salvatore, e per seguire i lavori della mia nuova casa. Ma il mutuo come lo pagherò, ehhhhhhhhhhhhhhhhh????????????????





Latitante in esilio

18 06 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

Come al solito, vi propongo una contraddizione in termini… come si può “latitare” e contemporaneamente “essere in esilio”?

Intanto, latito perché questo blogghino, che prima coltivavo con passione, è ormai ridotto ad un giardino infestato da erbacce. Lo curo poco. Continuo ad amarlo, profondamente. Me ne scuso con chi mi legge, però mi manca l’ispirazione. Ed il tempo. Sono impelagata in un lavoro che vacilla, da una casa = eterno cantiere, da vari sdrucciolamenti amorosi.

E qui si arriva al secondo punto: sono (ero) in esilio. Avete presente quando il re/imperatore/dittatore mette al bando i suoi contestatori? Ecco, a me è successo qualcosa di simile. Solo per aver espresso un’opinione un po’ diversa dalla sua. Solo per aver dato voce a dubbi e paure che, sotto sotto, attanagliano anche lui. Che volete farci, sono una ribelle. Una che va punita con un giorno di silenzio stampa perché ho osato mettere dei puntini sulle I. Perché ho coniato la metafora delle due rette che, diciamocelo pure, non si incontreranno mai.

E invece di cercare di inventare nuove geometrie, il re/imperatore/dittatore punisce sonoramente il libero pensatore (che sarei io). Vabbè, che vogliamo farci…. Del mio esilio dorato ho saputo approfittare a larghe mani per pensare, riflettere e capire che due binari possono anche non toccarsi, ma questo non esclude che poi alla fine porteranno l’incauto viaggiatore a destinazione (anche se in clamoroso ritardo…del resto….. siamo in Italia!).

Come ha scritto Antoine Jean Baptiste Marie Roger de Saint-Exupéry , autore de “Il piccolo principe” – libro che tra l’altro ho avuto modo di scoprire solo di recente, ahimè – :

Amore non è guardarci l’un l’altro, ma guardare insieme nella stessa direzione”.

Speriamo che nel frattempo però non ci sia uno sciopero dei treni!





Il nido vuoto

9 06 2009

Sto costruendo il mio rifugio per il mio futuro incerto. La casa dei miei sogni, la tana in cui riposarmi e progettare. Come una brava canarina cerco in giro le cose più belle per arricchire il mio nido e renderlo confortevole per me e per chi vorrà condividere i miei giorni.

Quando prendo in mano la calcolatrice per fare due conti mi spavento, mi chiedo se riuscirò a farci uscire tutto, ma allo stesso tempo persevero perché questo è stato sempre il mio sogno.

Eppure forse – forse – il nido resterà vuoto. Il corpo non collabora con la psiche e con i suoi desideri. I figli che ho sempre immaginato come corollario di una casa ricca d’amore forse – forse – resteranno solo idee irraggiungibili. Le rassicurazioni di chi mi dice che verranno…beh non mi aiutano per niente. A (quasi) 31 anni sento che sto perdendo terreno, intorno a me fioccano nastri azzurri e rosa e io se ci penso mi sento morire dentro ogni giorno di più.

Problemi, esterni ed interni, mi impediscono di concretizzare l’obiettivo più grande: una mia famiglia. Mi si chiede tempo, ed è proprio quello che inizia a mancare.

Sono arrabbiata.

Con me stessa, perché sono difettosa.

Con la situazione odierna, che mi toglie la terra sotto i piedi.

Con il caso, perché mi ha fatto incontrare troppo tardi l’uomo che avrei voluto come padre dei miei figli.

Con la natura, che elargisce ovuli a scatafascio a donne che non li meritano, e che giocano a briscola con la vita degli altri.

Oggi è una giornata nera per vari motivi. E non ho neppure voglia di pensare a come sarà domani.