Dal sito www.tgcom.it
“Ora scendo. Sarà un piccolo passo per l’uomo, ma un gigantesco passo per l’umanità”. Neil Armstrong, comandante della missione Apollo 11, è sull’ultimo gradino della scaletta. Poi allunga la gamba e poggia il piede sinistro sulla superficie della Luna: è il primo uomo a sbarcarvi. Sono le 4.56 e 15 secondi del 21 luglio 1969 in Italia, le 22.56 e 15 secondi del 20 luglio negli Stati Uniti.
Il 20 luglio il comandante della missione posa per la prima volta il piede sulla superficie lunare. E la leggenda vuole che, dopo la storica frase sul piccolo passo per l’uomo, Armstrong abbia mormorato anche un “Buona fortuna Mr Gorsky”: riferimento a un vicino di casa al quale, quando Neil era ancora bambino, la moglie avrebbe gridato: “Sesso orale?? Solo quando il figlio dei vicini camminerà sulla Luna”.
La prima permanenza dei due astronauti sul satellite dura due ore, quindici minuti e dodici secondi. Due ore dietro le quali c’è il lavoro di 400mila tra tecnici e scienziati dell’ente spaziale statunitense. Per affrontare la missione, gli Usa hanno investito 240milioni di dollari di allora, il costo di circa due mesi di guerra in Vietnam.
Sono passati 40 anni da quella notte, di cui qualche volta mia mamma mi ha raccontato.
Sembrava che questo momento sarebbe stato decisivo nella gara astronautica tra USA e URSS. Un “gigantesco passo per l’umanità”. Ma dove? Ma quando? Forse uno dei pochi ad averne beneficiato sarà stato il povero Mr. Gorsky.
Cosa ha portato quest’avventura a noi comuni mortali? Solo un atto di superbia intergalattica…costata 240 milioni di dollari. Che forse avrebbero aiutato a risolvere altri problemi: la lotta al cancro, la fame nel mondo….oppure avrebbero potuto pagare altri 2 mesi di guerra in Vietnam.
La luna per me non è un pianeta su cui hanno zompettato gli astronauti statunitensi.

Per me è la dea della notte, l’interlocutrice di Leopardi nei suoi canti solitari.
Per me è quella palla evanescente che quando ero piccola chiedevo a mio padre di andarmi a prendere su una scala lunga lunga.
Per me è magia di una notte d’estate passata in spiaggia a cantare “A’ luna ross’ me parl’ é teeeeeeeee”.
Per me è un bottone di madreperla su un cuscino nero trapuntato di strass-stelle.
Per me è la protagonista di tante canzone bellissime, tipo quella di Fiordaliso che dà il titolo al mio post, ma soprattutto come il raggae della Bertè di “E la luna bussò”…
Per me è quella cosa che muove le maree, fa partorire in anticipo.
E’ piena, nera ma anche a mezzaluna, si allarga e rimpicciolisce come una cosa viva e bellissima (e ho scoperto solo a 30 anni come si fa a capire in che fase è: se assomiglia ad una C – decresce, se assomiglia ad una D – cresce… eh già, la luna è bugiarda).
La luna è il mio astro, che in cielo deve rimanere, con la sua faccia piena e sorridente, senza essere svilita a mero ammasso di pietre e crateri.
E per voi la luna cos’è?
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