
Quanto mi piace giocare con le parole… scoprire doppi, tripli significati anche nel lemma più innocuo e banale. Avrei dovuto fare la filologa, io. Non per niente sapete qual è stata la mia lettura da spiaggia? “Psicopatologia della vita quotidiana” di Freud. I miei vicini di ombrellone, nonostante la temperatura equatoriale, rabbrividivano. Ed ora il mio libro è tutto sporco di unguento superabbronzante con sbrilluccichi annessi. Topa da biblioteca, ma pur sempre topa.
Comunque, torniamo al titolo del post. Questa sera comincerà il biblico trasloco. Progettato, diretto ed effettuato dal mio uomo (santo! santo subito!!), con il supporto morale di due amici un po’ gracilini ma abbastanza forzuti.
Ora, non chiedetemi perchè l’allegra combriccola abbia deciso di dare fuoco alle polveri un martedì di fine agosto alle 20.30. Non me lo spiego. Forse perchè la sera fa meno caldo. Oppure perchè la ciclopica impresa sarà ripagata da una delle superlative spaghettate al tonno di mezzanotte della sottoscritta.
In ogni caso, si inizia. In pochi giorni saluterò la casa che mi ha ospitato per 6 anni, dove sono nate bellissime amicizie e acerrimi odii, la stanza che ha visto tanti (tanti?!) amori iniziare e finire, il lettino in cui era così bello dormire vicini vicini, la vasca in cui mi sono allungata per voluttuosi bagni pieni di schiuma.
Vado lì, nel luogo della mia fantasia, cercato, immaginato, realizzato con sacrificio. Dove non c’è più il letto singolo, ma un letto da Madama Dorè, in cui manca la vasca, ma troneggia una doccia hi-tech con soffitto di led azzurrini…. Dove sarò finalmente una donna, e non più solo una coinquilina.
E da oggi, finalmente, la mia casa non esisterà più solo nei miei pensieri. Ho fatto in modo che ogni camera esprimesse un lato di me: la sala con angolo cottura, l’essenzialità nei due non colori (bianco e nero). Il bagno, la ruvidezza e la trasparenza. La cameretta, il rosso della curiosità e dei miei viaggi. La camera, il viola dell’intimità e della riflessione.
E’ mia. E parla di me.
Uno sperticato grazie a chi ha saputo dare corpo e sostanza ai miei desideri, inizialmente confusi e sbiaditi: ai miei genitori, in primis, alla mia migliore amica archi-tetta, al mio arredatore di fiducia, ovvero il mio uomo. Che adoro sempre più, soprattutto perchè…. traslochi-AMO
AGGIORNAMENTO DEL 27.08.2009
Considerate che in quella casa ho vissuto per anni, ed avevo accumulato una quantità di roba tale che ne ho preso coscienza solo quando l’ho tirata fuori dalla sua location abituale. E lì mi sono sentita male.
I miei prodi sono arrivati verso le 20.15, il tempo di bere qualcosa, salutare e giocare un po’ con il bambino che teneramente voleva aiutare anche lui, e loro avevano già portato giù tutto.
Poi sono andata a comprare le pizze, e, giro mezz’ora, una volta arrivata in cantiere non mi è rimasto altro da fare che constatare che avevano finito. F-I-N-I-T-O. La mia marea di cose era stata già scaricata dal furgone, portata su – 3 piani a piedi – e sistemata nelle stanze.
Una roba da non crederci. Io non ho alzato neppure una busta. Grazie ragazzi, fantastici, insostituibili compagni di avventura, mi avete fatto sentire una principessa
Alle 22.15 ero di nuovo nella mia vecchia casa, nella mia cameretta ormai vuota, e squallida. Parlavo al telefono e le parole rimbombavano.
Mi ha fatto tristezza, mi ha dato un senso di estraneità. Beh, è proprio tempo di migrare……
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