ME STESSA: ovvero piccolo trattato sull’autodistruzione emotiva

5 09 2007

 

Ho fatto soffrire molto le uniche due persone – maschi – che mi abbiano veramente amata.

Io reagisco così al troppo amore: stufandomi… la cosa può andar bene uno, due, cinque, sette anni. Ma poi arriva, inesorabile, l’allontanamento, la noia, l’insofferenza, l’abitudine…l’abitudine.

Mollo le persone con cui ho condiviso anni, gioie e lacrime… con un messaggio. Carino, forbito, ma pur sempre un messaggio, simbolo della mia vigliaccheria infinita.

Il fatto è che io odio vedere il dispiacere e la riprovazione negli occhi dei miei (ex) fidanzati.. ma che ci posso fare?! Preferisco così, mettere una distanza, spersonalizzare il sistema, per non dover tornare indietro, per salvarmi dal dolore altrui.

Io poi non avverto il colpo, semplicemente mi sento libera, finalmente padrona di me stessa…. E inizio ogni volta la mia singletudine con entusiasmo (i miei ex…. Non rispondo alla loro chiamate, mi faccio negare al citofono… è tanto semplice!!).

Da tutto questo si potrebbe pensare che sono un robot, priva di sentimenti. Non è così.

Anche perché io mi infliggo pesanti punizioni per il male che faccio agli altri: cerco disperatamente rapporti squilibrati in cui, per una volta, sia io a soffrire. E qui ci vado pesante.

Adoro gli uomini che mi trattano male, che mi rifiutano apertamente. Amo alla follia quelli che mi usano solo come loro personale discarica. Se poi sono fidanzati è il massimo.

Ma non si creda che queste per me siano cottarelle. Io precipito proprio nell’autolesionismo, queste passioni insane durano un anno, anche due. Una non esclude l’altra, ma tendenzialmente preferisco viverne una alla volta. Crogiolarsi nell’illusione di una storia normale, poi capire quanto è sbagliata quella persona e lì persistere…. Errare humanum est, perseverare diabolicum.

Mi sento un po’ luciferina in effetti. Ma il mio inferno io me lo sto costruendo giorno dopo giorno in un incessante vortice di pensieri, bisogni inespressi, oppure sparate fatte a sproposito nel momento sbagliato. Ed è un attimo: più io oscillo tra l’amante perfetta e la rompicoglioni ossessiva, più gli uomini cercano di liberarsi di me, più io mi attacco come un’ostrica allo scoglio.

Che ci sia una mareggiata invernale, o il sole cocente d’agosto.. io sono sempre lì, a soffrire impavida, convinta che tutto sommato è quello che mi merito.

Come se punirmi in questo modo malsano sia una sorta di purgatorio che devo affrontare ogni volta tra una relazione e l’altra. Come se dovessi ogni volta imparare a conoscere le mie bassezze prima di donarmi, purificata, al mio nuovo compagno. Come se la percezione della bellezza dell’amore mi arrivasse solo dal buio di rapporti sconclusionati.

Analisi impietosa, e sincera.

Per il momento mi sto punendo in maniera pesante, con il cilicio nel cervello.

Domani, si vedrà. Potrà continuare la mia autodistruzione, o potrà iniziare un nuovo amore. Ah l’incertezza dei tempi moderni… una sola cosa so: che il ciclo finirà con un altro messaggio… salvo ricominciare di nuovo.

Per concludere: …Chi semina vento raccoglie tempesta…

( Osea, cap. VII, v. 7 )
 

 

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